Sempre più le persone che incappano nella guida in stato d'ebbrezza. Un fenomeno, quello di mettersi al volante dopo qualche bicchiere di troppo, ma basta anche uno in determinati casi, che continua a manifestarsi imperterrito nonostante le campagne informative e di sensibilizzazione. Due i principali motivi di questo incremento: da un lato l'abbassamento della soglia di alcol nel sangue che fa scattare l'illecito, dall'altro l'intensificazione dei controlli operati in questo senso dalle forze dell'ordine. Dallo scorso mese di agosto il livello nel sangue che fa scattare la guida in stato d'ebbrezza è passato da 0,80 milligrammi per litro agli attuali 0,50. Anzi, per la precisione 0,51, perché esattamente da lì si entra nel campo dell'illegalità. Ovvio che l'abbassamento dei parametri abbia di per sé aumentato il numero delle persone, ormai facenti parte di tutte le categorie, che non superano il test alcolico e sono costrette a fare i conti con la legge; di pari passo le forze dell'ordine hanno comunque stretto ancor più la vite dei controlli. Gli accertamenti in questo senso avvengono ormai a cadenza settimanale o quasi e non riguardano solo ed esclusivamente i frequentatori dei locali notturni. Stretti in mezzo da una normativa più restrittiva e dall'aumentata frequenza dei controlli, gli automobilisti scoperti in flagranza sono aumentati vertiginosamente. Mutata è poi la fase giudiziaria in questione. Competente a valutare le situazioni di guida in stato d'ebbrezza è adesso il giudice di pace, nel cui fascicolo questo tipo di violazione vanno per la maggiore. Il codice prevede per chi incappa nella violazione per la prima volta una "scappatoia", l'oblazione, strumento giuridico che consente di estinguere il reato col pagamento di una somma di denaro. Per chi è recidivo scatta il processo vero e proprio. E non si tratta più solo di giovani appena usciti dalla discoteca, la gamme dei coinvolti è assai vasta: uomini e donne di mezza età, professionisti e professioniste, molto spesso con la fedina penale candida.

Stefano Cinaglia